Un profilo politico alto che dobbiamo raggiungere

Un profilo politico alto che dobbiamo raggiungere

Intervento di Simone Oggionni al Consiglio nazionale della Federazione della Sinistra

Abbiamo un problema: dopo più di tre anni dall’inizio della nostra esperienza federativa non siamo ancora in grado di concepirci come un unico soggetto politico.
Perché dico questo? Non soltanto perché in molti territori la Fds non esiste; non soltanto perché pure a livello elettorale alle ultime amministrative ci siamo divisi e contrapposti in troppe realtà (dimostrando che il modo migliore per fallire come cartello elettorale è concepirsi come cartello elettorale); non soltanto perché alla più grande iniziativa politica e sociale della sinistra degli ultimi mesi (l’assemblea della Fiom) non partecipa la Fds in quanto tale ma partecipano i due partiti, dicendo tra l’altro cose diverse); ma soprattutto – questo è il cuore del problema – perché continuiamo a non ritenere decisivo costruire un profilo politico, un profilo programmatico, una idea delle alleanze politiche e sociali, una identità complessiva.

Invece io ritengo che farlo – e cioè costruire sintesi – sia essenziale, definisca il concetto stesso di politica.

Abbiamo culture politiche diverse ? dice Russo Spena. È evidente, e vorrei che iniziassimo a considerare anche la cultura politica di chi è nato negli anni Ottanta e addirittura di chi è nato negli anni Novanta e – credetemi – non ne può più dei rituali verbosi e delle liturgie insopportabili della vecchia politica, di cui noi troppo spesso siamo parte integrante.

Abbiamo culture politiche diverse, dicevo. Ma io penso ci siano alcuni pilastri culturali che ci devono vedere uniti e ci possono aiutare anche nella definizione della tattica, anche elettorale.

Tre concetti. Il primo: il lavoro e il conflitto ontologico tre interessi sociali e produttivi opposti è il cuore della società capitalistica e in questo quadro la solitudine del lavoro, il silenzio coatto della classe lavoratrice chiede e impone la necessità di un soggetto politico di classe e del lavoro che rappresenti questi interessi.

Il secondo: l’egemonia. Io ho imparato che la politica è per noi l’ambizione di costruire nella società un consenso, una direzione. Abbiamo, dovremmo avere una vocazione non minoritaria, che rifiuta la testimonianza, la protesta fine a se stessa, che parla alle grandi masse e non alle piccole riserve.

Il terzo: il tema delle alleanze non è lo schemino politicista della addizione o della sottrazione delle sigle ma è il tema dei rapporti tra le forze sociali, i movimenti, le articolazioni complesse della società civile e quindi il tema dei rapporti tra le forze politiche che puntano a rappresentare interessi sociali e che trovano convergenze sulla base di un progetto di società, di programmi, di contenuti.

La Fds è in grado di assumere unitariamente un profilo politico-culturale e conseguentemente di sperimentarsi sul terreno della politica?

Vedendo il nostro popolo in piazza il 12 maggio penso di sì. Partecipando a queste riunioni ho più dubbi.

Penso di sapere però che se noi falliamo questo obiettivo e non assumiamo l’impegno vincolante di costruire tra noi una sintesi e permettiamo che la Fds esploda ci renderemo responsabili, ciascuno di noi, di un gravissimo errore. Un errore che, visto il contesto oggettivo, diventerebbe letale.

SIMONE OGGIONNI

1° luglio 2012

Un commento

  1. Ottimo intervento Simone. Ma bisogna iniziare a forzare la mano. Se vogliamo che la FDS sia qualcosa più di un cartello si deve chiedere con forza una svolta. Con forza intendo che qualora non vi fossero cambiamenti si dovrebbe minacciare la fuoriuscita dal partito di chi condivide le tua parole. Penso che fra i GC la maggioranza si riconosce in quanto hai detto e quindi la tua posizione assume un peso notevole.

Inserisci un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. Required fields are marked *

*