La partita a scacchi di Palermo

di Marco Giordano

Nelle elezioni amministrative che si sono svolte il 6 e 7 maggio, Palermo ha rappresentato senza dubbio il test più significativo, sia perché è il Comune più grande in cui si è votato, sia perché si è trattato di un appuntamento con ricadute regionali e nazionali. Esattamente come un anno fa a Napoli, nei mesi scorsi si sono svolte primarie del centrosinistra contestate e viziate da comportamenti poco trasparenti, vinte da Fabrizio Ferrandelli, giovane consigliere comunale uscito da Italia dei Valori e sostenuto da quella parte del Pd favorevole alsostegno del governo regionale guidato da Raffaele Lombardo, leader del Movimento per l’Autonomia rinviato a giudizio per aver intrattenuto rapporti con la mafia. Il clima teso che ne è conseguito ha anche in questo caso determinato la presentazione di due candidature diverse del centrosinistra: da un lato Fabrizio Ferrandelli,sostenuto dal Pd e da Sel; dall’altro lato Leoluca Orlando, sindaco della stagione della “primavera di Palermo” e portavoce nazionale di Idv, sostenuto dalla Federazione della Sinistra e dai Verdi.
Dopo una dura campagna elettorale segnata da aspre polemiche, che ha visto la presenza di ben 11 candidati alla carica di sindaco e di 26 liste, si è così giunti al primo turno, da cui è emersa la chiara affermazione di Orlando, che ha ottenuto il 47% dei voti confermando un altissimo consenso personale. Orlando incontrerà al ballottaggio del prossimo 20-21 maggio proprio Ferrandelli. Una sfida infinita quindi, che potremmo definire un derby a sinistra. In realtà, dietro queste due candidature si possono intravedere due disegni politici diversi: da un lato il perseguimento dell’alleanza tra Pd e Terzo Polo, dall’altro lato un polo alternativo delle sinistre.
La scelta del nostro Partito si è rivelata molto corretta, in linea con l’opposizione costituente al governo Monti a livello nazionale ed al governo Lombardo a livello regionale. Grazie a questa scelta, siamo tornati protagonisti nello scenario politico cittadino innescando la costruzione di uno schieramento di alternativa a partire da una lista comune con i Verdi, incontrando tante compagne e tanti compagni che in questi anni avevano fatto scelte diverse dalla nostra. A causa di una scellerata legge elettorale regionale (fatta nel 2004 dagli allora Ds e Margherita ,ora Pd, con Cuffaro), purtroppo non siamo riusciti a superare lo sbarramento del 5% per entrare in Consiglio comunale, fermandoci al 4,8. Tuttavia, il risultato è stato comunque straordinario (più di 13000 voti), suffragato dall’elezione di un Presidente di circoscrizione e di 3 consiglieri. Adesso dobbiamo compiere un ultimo sforzo per l’elezione di Orlando al ballottaggio. Una sua vittoria rappresenterebbe un risultato che va ben oltre i confini della nostra città, dato che la Sicilia è sempre stata laboratorio per gli equilibri politici nazionali (lo vediamo con il governo Lombardo e con lo sgretolamento del Pdl), una sua vittoria sarebbe un bel segnale contro Monti e il suo governo di tecnocrati, esattamente come quella di De Magitris a Napoli è stata un duro colpo contro il governo Berlusconi. Si tratta quindi di una partita a scacchi che si gioca su più livelli prima delle prossime elezioni regionali e di quelle politiche.
Ma si tratta anche, e soprattutto, di una partita per il bene di Palermo, devastata da dieci anni di governo del centrodestra, in cerca di una nuova Primavera. Desiderio che si incarna nel consenso che riscuote Leoluca Orlando, noto a noi palermitani come “Sinnacollando”. Per la nostra generazione, il voto ad Orlando è un voto per avere l’opportunità di restare, per non essere costretti ad andare, e per dare la possibilità a chi se n’è andato di fare ritorno. Un voto per ridare a tante e tanti giovani palermitani la possibilità di scegliere il proprio futuro e per cambiare la propria città.

MARCO GIORDANO

Esecutivo nazionale Giovani Comuniste/i

11 maggio 2012