Il Che è morto di nuovo

Il Che è morto di nuovo

di Carlo Lingera

“Che Guevara era morto, ma ognuno lo credeva che con noi il suo pensiero nel mondo rimaneva”
(F.Guccini – Stagioni)

Apprendiamo con enorme dolore della morte in combattimento del comandante Alfonso Cano, a capo del segretariato delle FARC EP. La guerriglia più longeva al mondo perde oggi il suo lider più importante. Il 5 novembre 2011 è una data triste e luttuosa per l’intero movimento comunista mondiale, e la portata storica di questa data è pari solo a quel tragico 9 ottobre del ’67 in cui venne giustiziato il comandante Guevara.

I parallelismi fra le due morti dei due guerriglieri eroici non sono destinati peraltro a finire qui. Innanzitutto l’apporto dell’ apparato imperialista nordamericano in entrambi i casi è stato decisivo. Ricordiamo come in Colombia l’Imperio Yanqui e il suo cane Israele si siano adoperati con valanghe di dollari, tecnologie militari a profusione ed un supporto costante a livello di intelligence. In entrambi i casi poi, il nemico che si cercava di uccidere non risiedeva tanto nella persona di Cano o Guevara, quanto piuttosto nelle legittime aspirazioni di ogni contadino e ogni lavoratore alla giustizia sociale e ad una società più equa.

Il nemico vero dell’ imperialismo è costituito da chiunque non si lasci piegare da questi omicidi mirati. Hanno ucciso il Che e mille braccia e mille menti hanno occupato il suo posto. Hanno ucciso Alfonso e mille e mille braccia e menti sapranno raccogliere i frutti del suo sacrificio. Il conflitto colombiano non si può risolvere –e non si risolverà- con un’azione militare. Non si è risolto assassinando a tradimento Raul Reyes, non si è risolto bombardando con tonnellate di ordigni “intelligenti” El Mono Jojoy. Non si risolverà nè ammazzando Cano e nemmeno sterminando sistematicamente l’intero segretariato delle FARC. I comunisti colombiani sono preparati a sostituire –anche per intero- i loro quadri dirigenti e lo hanno dimostrato splendidamente in passato.

Il genocidio contro l’Union Patriotica ha messo sotto gli occhi di tutti questa realtà. L’unica volta che il riscatto sociale ha cercato di passare dalla via delle elezioni “legali” migliaia e migliaia di quadri comunisti o sindacali sono usciti allo scoperto e sono stati sistematicamente trucidati. Hanno ucciso due candidati dell’ Unione Patriotica alla presidenza e il confitto persiste. In tre anni hanno ucciso mezzo segretariato delle FARC e i comandanti sono stati rimpiazzati immediatamente e senza alcuna perdita d’efficienza per la guerriglia.

Le cifre del conflitto sono lì a dimostrarlo: rapporti di ONG assolutamente imparziali dimostrano che, negli ultimi 5 anni, i numeri degli effettivi della guerriglia sono sostanzialmente inalterati, le perdite sono in calo e il numero delle azioni militari in decisa crescita. Le forze armate rivoluzionarie, nel 2010 hanno provocato 2078 perdite e 2242 feriti, in un totale di 2274 azioni contro gli apparati del regime narco-paramilitare. Gli unici colpi che il governo fascista di Santos ha davvero inferto alle FARC si giocano su un piano mediatico, di spettacolarizzazione del conflitto. Una volta l’anno appaiono su TV e giornali a gloriarsi di aver ucciso Tale e Talaltro. Bene, ora non gli resta che sterminare ogni povero presente in Colombia è il più sarà fatto.

Finchè le cause sociali che determinano il conflitto non saranno eliminate alla radice, il conflitto andrà avanti. Finchè l’ingiustizia e il sopruso regneranno a Bogotà, il contadino e il lavoratore avranno bisogno che un Che o un Cano portino avanti i loro interessi. Nel 1964 il contadino Pedro Antonio Marin è stato costretto a diventare il comandante Manuel Marulanda Velez, l’uomo che ha sconfitto per più di 40 anni decine di capi di stato maggiore colombiani. Ogni contadino che oggi entra nelle FARC è in potenza un nuovo Marulanda. Il nemico vero non è Alfonso Cano, e se non ci si lascia demoralizzare la sua morte non rappresenta nulla. Il nemico vero è rappresentato da chiunque si chini a raccogliere quel mitra che il piombo USA ha gettato nella polvere. Dalle centinaia di migliaia di “desplazados” cui l’oligarchia ha portato via tutto. Da chiunque nel mondo abbia la dignità di fare proprie le rivendicazioni sociali portate avanti con la penna e con l’azione da questi militanti esemplari.

Per cui, con dolore ma senza sconforto, ci limitiamo a prenderne atto: il Che è morto e ora lo è pure Alfonso. Uccidendo la persona tentano di spezzare la nostra convinzione nei principi marxisti e leninisti. Tentano di soffocare nel sangue l’avvenire che fugge dalla miseria e dalla barbarie del capitalismo. Con noi non ci sono riusciti nemmeno questa volta,

COMANDANTE ERNESTO GUEVARA, COMANDANTE ALFONSO CANO, GIURIAMO DI VINCERE E VINCEREMO!

CARLO LINGERA
Responsabile Esteri GC Torino

Invitiamo tutti i militanti del PRC dei GC e della Federazione della Sinistra che si sentano in sintonia con i contenuti del presente articolo, a sottoscriverlo come forma di solidarietà verso il movimento bolivariano nella sua interezza. Chi eventualmente volesse approfondire la questione può fare riferimento a:

http://www.nuovacolombia.net/Joomla/clamoridallacolombia/2056-con-luccisione-del-comandante-alfonso-cano-il-regime-colombiano-conferma-la-propria-essenza-guarrafondaia.html

http://it.peacereporter.net/articolo/31400/Santos+uccide+il+dialogo+di+pace

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