RibAltiamo il futuro!

Intervento di Simone Oggionni all’assemblea fondativa di Alternativa Ribelle

Voglio ringraziare uno per uno i compagni e le compagne che hanno lavorato in questi giorni a questo appuntamento, che hanno lavorato in cucina, che hanno allestito e pulito la sala, non soltanto quelli che hanno scritto e preparato i documenti. Perché i nostri partiti e la sinistra vivono non soltanto di grandi idee e di grandi strategie, ma anche di questi piccoli gesti quotidiani di militanza e di dedizione. Ho chiesto la parola adesso perché vedo qui in sala tante compagne e tanti compagni a cui voglio bene, che fanno parte della mia famiglia, della mia comunità, del mio partito. Penso a Francesco, a Danilo, a Claudio e anche a Flavio e Anna, senza i quali questo processo non sarebbe stato possibile.

E allora mi rivolgo a ciascuno di loro, a ciascuno di voi, con tutta la sincerità che merita il rapporto tra compagni. Io voglio dirvi che noi abbiamo soltanto una possibilità per fare di questo nostro processo uno strumento utile, e cioè per radicare la nostra unità nel futuro della nostra generazione: dobbiamo volare alto, guardare oltre i nostri limiti, le nostre imperfezioni, la nostra inadeguatezza. Quante volte – compagne e compagni – siamo costretti a dividerci e a scontrarci per motivi sterili, che ci vengono imposti dalle rispettive appartenenze, dai rispettivi schieramenti? Quante volte ci dividiamo perché non siamo in grado di ascoltare, di approfondire, di scavare in profondità le parole? Quante volte ci dividiamo per pigrizia? E quante volte queste divisioni ci rendono sterili, inadeguati, inefficaci, impotenti e quindi frustrano il nostro bisogno e la nostra voglia di cambiare il mondo, frustrando a cascata le nostre lotte? Io vi propongo – ed è questo il senso profondo di Alternativa Ribelle – di rimanere uniti, di metterci insieme, di superare ogni divisione, provando a costruire insieme una visione del mondo comune, un sistema di valori comune, un programma di lotta comune, una identità comune. Per farlo dobbiamo, come dicevo, volare alto e dobbiamo osare, riprendendo in pugno le parole della nostra storia e inventandone di nuove, quando ci accorgiamo che quello che siamo stati non è più sufficiente per descrivere quello che vogliamo essere. Io lo dico così: dobbiamo costruire una critica organica al sistema di produzione e riproduzione capitalistico, che definisce le forme del nostro lavoro, della nostra vita e del nostro sfruttamento. Che aliena i nostri rapporti, ci inaridisce, ci rende sempre più schiavi e sempre più egoisti. E di contro tornare a parlare di socialismo, di comunismo, di autogestione, di autogoverno, di un sistema economico fondato sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione. La crisi del capitalismo è radicale, radicale deve essere la nostra alternativa. Dobbiamo sottoporre a critica le politiche del governo (di questo governo, di quelli che ci sono stati prima e di quelli che verranno), che hanno privatizzato l’istruzione e la cultura, svilito il lavoro, attaccato i diritti, imposto un modello di società e di civiltà chiusa, razzista, élitaria, autistica, omofoba, intollerante. E che hanno fatto le guerre, la cosa più schifosa che un governo e gli uomini possano fare. Lo hanno fatto bombardando le fabbriche di Belgrado, i ponti della Jugoslavia, e poi in Afghanistan, in Iraq, ora in Libia mettendo al lavoro tutta la vergognosa ipocrisia di cui sono capaci, chiamando la barbarie guerre umanitarie, i missili bombe intelligenti e il colonialismo e l’imperialismo di rapina esportazione della democrazia. Noi nasciamo, viviamo, per dire che esiste e può esistere un mondo diverso, una società incompatibile con questi orrori. E che questo mondo può nascere soltanto se si riporta al centro di questo nostro triste presente il futuro, e cioè le generazioni future, la nostra generazione. Soffia un vento di rivolta nel mondo: nel Medio Oriente, nel mondo arabo, nel Nord Africa ma anche nel cuore dell’Europa capitalistica, dalla Grecia alle meravigliose piazze degli indignados di Madrid, Barcellona, Granada, Malaga e di tutta la Spagna. È una rivolta del futuro contro il passato, della libertà contro la dittatura del capitale, della vera democrazia contro la falsa democrazia, dell’eguaglianza e del diritto contro il privilegio. Ed è un vento di rivolta e di rinnovamento che è soffiato anche qui in Italia pochi giorni fa con le vittorie di Giuliano Pisapia a Milano, di Massimo Zedda a Cagliari, di Luigi De Magistris a Napoli. Segno non solo che la destra si può battere e che il berlusconismo è al capolinea, ma che possono vincere davvero il cambiamento, la discontinuità, il rinnovamento, la speranza di una politica nuova e pulita, pure a livello antropologico, pure a livello estetico.
Noi siamo parte integrante di questo cambiamento. Noi siamo Puerta del Sol a Madrid, noi siamo l’Egitto, noi siamo la Tunisia, noi siamo la Grecia e noi siamo, non dimentichiamocelo mai, l’America Latina che rialza la testa dopo decenni e secoli di sfruttamento e siamo Cuba che la testa continua a tenerla alta, siamo l’Alternativa Ribelle come la Gioventù Comunista cubana, che ci insegna tutti i giorni cos’è la dignità, cos’è la lotta, cos’è il socialismo. Proviamo a volare alto e a capire dove dobbiamo andare, quale strada dobbiamo percorrere, tutti insieme. Il nostro primo obiettivo deve essere navigare senza paura nel mare aperto delle lotte, del conflitto sociale, della aule e delle fabbriche, delle piazze e delle strade di ogni città. Uscire dai nostri recinti, dai nostri fortini e navigare senza paura nel mare aperto della sinistra, con la convinzione che l’obiettivo centrale è conquistare egemonicamente il consenso della maggioranza della nostra generazione attraverso un atteggiamento non minoritario, non ideologico, non settario, non residuale.
Parlando la lingua della nostra generazione, parlando la lingua della poesia, dell’arte, della musica ma al contempo la lingua dei quartieri popolari, del disagio, della sofferenza. Navigare in mare aperto abbandonando ogni atteggiamento burocratico, senza più liturgie e senza più totem. Sapendo che il nostro orizzonte è costruire per la prima volta nella storia del nostro Paese una sinistra di popolo, di massa, che muova dall’urgenza di cambiare il mondo e agisca con intransigenza e rigore ma al contempo con la massima apertura mentale e la massima capacità critica, con la capacità di essere diversi ma non estranei, Paese nel Paese, cellula della società futura. E non dismettendo, nemmeno per allusione, nemmeno per sbaglio o per scherzo, tutta la responsabilità e l’onore della nostra meravigliosa storia. Noi, compagne e compagni, siamo comuniste e comunisti e non ci vergogneremo mai di esserlo, non abiureremo mai, non tradiremo mai. Siamo orgogliosi di essere i figli e i nipoti delle vicende più belle della nostra Storia. Di Antonio Gramsci, di Eugenio Curiel, di Palmiro Togliatti, di Enrico Berlinguer.
Dei tanti giovani condannati a morte della Resistenza italiana, dei tanti operai comunisti caduti sotto il piombo della polizia di Stato o dei sicari dei padroni e dei fascisti, come Valerio Verbano e tanti altri ragazzi che se fossero ancora vivi sarebbero qui con noi, compresi quelli, come Peppino Impastato, che sono stati ammazzati dalla mafia e perché credevano in un mondo più giusto. Siamo comunisti, non siamo altro, e per questo diamo vita oggi, con Alternativa Ribelle, ad un nuovo soggetto politico nel quale finalmente i Giovani Comunisti e la Fgci lavoreranno spalla a spalla insieme, senza più distinzioni, senza più divisioni, senza più steccati. Ci sono ancora resistenze e freni a mano, ma non me ne curo. Ci sono ancora dubbi, ma non me ne curo.
Oggi non sono importanti. Oggi portiamo a casa questo grandissimo risultato, questo nuovo strumento che starà soltanto a noi – in ogni territorio, in ogni realtà – sapere utilizzare nel modo più giusto, mettendolo al servizio del movimento studentesco, dei lavoratori, dei migranti, delle donne, delle lotte dei nostri compagni e delle nostre compagne. Con una forza ancora più grande, con un entusiasmo ancora più grande. Con una dedizione e una passione ancora più grandi, con una intransigenza ancora più grande. Ma soprattutto con immensa, infinita tenerezza, che è la virtù più bella dei rivoluzionari.

SIMONE OGGIONNI

portavoce nazionale Giovani Comuniste/i

5 Giugno 2011

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