Basta pendoli, è tempo di sveglie!

di Anna Belligero

E’ successo. Dopo un autunno denso di proteste contro questo Governo, oggi sembra che qualcosa abbia davvero scosso il nostro Paese. Nonostante restino abbarbicati ad un potere che non riescono più a gestire, nonostante urlino di avere ancora diritto di restare, nonostante tutto, possiamo ancora davvero sperare: si può cambiare.

Non ci siamo accampati in nessuna piazza (purtroppo), né abbiamo bloccato l’Italia per 8 volte in poco tempo con gli scioperi generali. Non “siamo riusciti” a far cadere il Governo il 14 dicembre con gli studenti e le studentesse in piazza a Roma, come nel resto d’Italia; non siamo riusciti a farlo cadere con un milione di donne in piazza il 13 febbraio, stufe delle sue politiche e del sessismo indecente dei suoi rappresentanti; non ci siamo riusciti con i metalmeccanici e con la loro opposizione fortissima ai dictat padronali. Ebbene no, ma è chiaro, oggi più che mai, che nulla è avvenuto invano.

Alla luce di un malcontento diffuso e di un’opposizione sociale che continua ad essere, per quanto disomogenea, molto presente nel Paese, va letto, credo, questo risultato. Ancora, nelle ultime settimane, quello che sta accadendo nei Porti di tutta Italia, assieme alla grande partecipazione che “comuni” cittadine e cittadini stanno mettendo in campo per i referendum ci dice che “non finisce qui”.

Infatti si vince. Vince il centro sinistra, è vero, ma vince soprattutto laddove ha la capacità e il coraggio di mettere in discussione incrostazioni e assiomi di un vecchio modo di fare politica troppo distante dalla gente, e dei “vecchi “della politica inchiodati ai loro posti, costi quel che costi. Purtroppo non posso non notare che si tratta ancora di maschi, ma possono sempre recuperare un po’ di terreno con la composizione delle Giunte!

E dunque vittorie “atipiche”, almeno le più significative, vittorie che partono dalla sfida che ha saputo lanciare la sinistra, come nel caso di Milano con Giuliano Pisapia, roccaforte di Berlusconi e capitale di un Nord sempre più insofferente, evidentemente, alle politiche del Governo. E poi Napoli, dove l’impresa è stata ancora più ardua dato che l’unica sinistra in campo a sostenere De Magistris, dal primo momento e senza tentennamenti mascherati con la democrazia plebiscitaria, è stata la Federazione della Sinistra.

Abbiamo fatto bene, e credo che avremmo dovuto dirlo anche se non fossimo qui oggi a festeggiare una vittoria. Per fortuna però, ogni tanto, è giusto che riconosciamo di aver osato vincere nonostante l’apparente direzione ostinata e contraria delle prime settimane. E non un riconoscimento per autoincensarci, ma la consapevolezza di essere stati costruttori di un percorso che si deve avere il coraggio e l’oculatezza di tenere a mente per tutte le volte a venire. Per la buona riuscita della FDS? Certo che no, o non solo per questo.

Ricordo di aver respirato un’aria simile solo in altre due occasioni, le Politiche del 2006 e le regionali pugliesi dell’anno precedente. Mi ricordo la voglia di partecipazione, mi ricordo la sensazione di cambiamento e innovazione che si avvertiva, mi ricordo le lacrime di gioia e d’incredulità per delle vittorie che il popolo, la gente, sentiva come sue. Perché le aveva fortemente volute, perché aveva creduto nella speranza del cambiamento possibile, perché era andata a votare convintamente e consapevolmente, e non con la rassegnazione di fronte a un atto dovuto. Io tutto questo me lo ricordo benissimo.

Non mi dimentico, però, nemmeno i sentimenti che invece hanno pervaso quella stessa gente poco dopo. Disillusone, malcontento, sensazione quasi di tradimento. Oggi Pisapia e De Magistris, hanno, non credo nemmeno inconsapevolmente, la responsabilità di restituire alla sinistra e ai comunisti la credibilità dell’utilità sociale oltre il riformismo, oltre il liberismo dal volto umano. In parte ce la siamo guadagnata in queste elezioni, con questi risultati e con il lavoro straordinario delle compagne e dei compagni sui territori che li hanno costruiti, nonostante i media, i poteri forti, le lacerazioni a sinistra. Il resto lo farà il lavoro che saremo in grado di fare laddove abbiamo eletto nostr* compagn*. Non è la giornata giusta per critiche e rivangamenti, ma è di sicuro il momento giusto per delineare, a partire da queste vittorie e da ciò che socialmente, prima ancora che politicamente, le ha generate. Le mobilitazioni di questi mesi, un ritrovato senso della militanza, una voglia di liberazione delle donne e degli uomini, ma soprattutto dei giovani del Paese. Ora, e prima di impantanarci in discussioni politiciste, prima che il sapore di questa giornata sia svanito, dobbiamo pensare al percorso che ci deve portare a rifondare la sinistra e il nostro Paese. A pensarlo e a dargli vita. Lontano dall’odiosa legge del pendolo e più vicino possibile al trillo della sveglia, che speriamo suoni ancora il 12 e il 13 giugno prossimi.

ANNA BELLIGERO
Portavoce nazionale Giovani Comuniste/i

31 Maggio 2011

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