Fermare il fascismo, vecchio e nuovo

di Simone Oggionni

È il segno forse più paradigmatico di questi tempi cupissimi: al Senato alcuni parlamentari del Pdl hanno presentato nei giorni scorsi un disegno di legge che propone l’abolizione della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione, quella che vieta «la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto Partito Fascista».

Il primo firmatario è Cristano De Eccher, rampollo di una famiglia nobile di Trento e già responsabile per il Triveneto del gruppo neofascista Avanguardia Nazionale, indagato per la strage di piazza Fontana e arrestato e condannato tra il 1973 e il 1975 per un fallito attentato ad uno studente comunista e per attività eversive.

Un personaggio raccapricciante, dalla biografia simile a quella di diversi altri che siedono con lui negli stessi banchi del Parlamento e del Governo.

L’unica cosa logica che qualsiasi persona democratica dovrebbe fare è indignarsi e sostenere quello che diciamo ormai da anni: che deve essere data applicazione piena al dettato della disposizione transitoria e alle leggi Scelba e Mancino, sciogliendo per decreto tutte le organizzazioni neofasciste e neonaziste italiane sulla base del principio che le idee che esse propugnano non possono avere alcun diritto di cittadinanza all’interno del nostro ordinamento e della nostra società.

Al contempo, qualsiasi persona democratica dovrebbe lottare con noi per contrastare quella estesa agibilità politica e sociale che sempre più viene offerta ai gruppi neofascisti: si concede loro la libertà di manifestare, di radunarsi, di propagandare materiale antisemita, addirittura di aprire sedi con il benestare delle amministrazioni locali.

Ma non è sufficiente. Se ci fermassimo a questo sbaglieremmo e rischieremmo di fare una battaglia di retroguardia. Al contrario, penso che noi dobbiamo chiederci cosa sia il fascismo oggi e fino a dove esso sia penetrato.

Oggi il fascismo ha il volto di Lampedusa. Non certo della Lampedusa antirazzista e solidale, dei tanti giovani che hanno da subito aiutato, prestato assistenza, messo a disposizione la propria generosità e la propria solidarietà concreta alle centinaia e alle migliaia di disperati che hanno raggiunto il nostro Paese nei giorni scorsi. Il volto del fascismo è nella Lampedusa del governo, dei respingimenti, dei rimpatri forzati, della brutalità volgare ed egoista dei ministri leghisti con la bava alla bocca.

Questa mattina al largo dell’isola si è ribaltato un barcone con 300 persone e 150 di loro sono dispersi. Moltissimi sono bambini. Il fascismo è l’indifferenza con cui questa notizia viene accolta, e che fa sì che essa non diventi, come dovrebbe, immediatamente, il cuore della politica italiana e dello scontro tra interessi e visioni del mondo mai così evidentemente diversi e antitetici.

E invece si continua a parlare di Berlusconi, dei suoi processi, delle sue feste e di una opposizione parlamentare che non è in grado di fare nulla se non ogni tanto di attraversare piazza Montecitorio e arringare qua e là una rabbia e una insofferenza sempre più diffuse. Il Partito democratico ha organizzato l’altra sera la notte bianca per la democrazia. Ma non è arrivata, da quella piazza, alcuna parola vera contro il razzismo, l’indifferenza e soprattutto una guerra, quella che stiamo combattendo in Libia, che è esattamente l’altra faccia del razzismo di casa nostra. La verità è che non sarebbe potuta venire perché il Partito democratico in questi anni ha fatto altre scelte, ha difeso altri interessi, ha propugnato altri valori.

Mi rendo conto che sono pensieri disorganici, ma forse una logica c’è: non è per niente finita la battaglia contro le idee che hanno mosso l’esperienza storica del fascismo e quel grande “peso morto della storia” che l’ha permessa e accompagnata.

Abbiamo di fronte a noi settimane e mesi molto importanti, in cui la nostra capacità di mobilitazione e di organizzazione sarà sollecitata da tantissime urgenze, dai prossimi appuntamenti locali e nazionali contro la guerra allo sciopero generale del 6 maggio, dalla campagna referendaria alla campagna elettorale per le elezioni amministrative. Dobbiamo sapere orientare questa capacità di iniziativa politica esattamente contro questo grande peso morto della storia, contro l’indifferenza, la violenza, il razzismo, la guerra.

Sarebbe bello guardarsi allo specchio potendosi dire che stiamo facendo quello che è giusto con la massima coerenza tra quello che sentiamo dentro di noi e quello che possiamo fare nella mediazione della politica.

Nella scelta delle alleanze per le elezioni amministrative lo abbiamo fatto, rifuggendo la tentazione di sostenere candidati impresentabili e invotabili, da Torino a Napoli.

Vorrei tanto che nel più breve tempo possibile non rimanessimo i soli a poterlo dire.

SIMONE OGGIONNI

7 Aprile 2011

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