Un incontro di energie, una generazione unita. A sinistra

di Francesco D’Agresta

L’aria che tira è aria di guerra, e si aggiunge all’aria già viziata nel nostro Paese dall’attacco ai lavoratori, financo dalla riproposizione scellerata del nucleare. Contemporaneamente, venti di rivolta attraversano il nord Africa.
Ma anche in Europa non si sta a guardare: insieme alle mobilitazioni sociali che l’attraversano, i partiti di sinistra e comunisti raccolgono forti consensi nelle amministrative di questi giorni, dal 9 per cento raccolto dal Fronte di Sinistra in Francia alla Russia dove il Partito Comunista raggiunge il 30 per cento, confermandosi secondo partito nazionale, al 23 per cento raccolto in Sassonia dalla Linke, secondo partito.
I comunisti e la sinistra italiana, pur nell’enorme difficoltà della fase, hanno la possibilità di affermare e confermare le proprie scelte di campo contro la guerra, con gli studenti e con i lavoratori.
I giovani possono essere il motore di queste battaglie: dopo aver sostenuto con forza e passione le lotte in difesa della scuola pubblica e del mondo del lavoro, l’immediata reazione dei Giovani Comunisti all’annuncio dell’attacco militare dell’Occidente in Libia ci parla ancora una volta di un’organizzazione vitale composta da giovani pronti a sacrificarsi e a buttarsi a capofitto nella militanza politica e nella lotta.
In tutta Italia, dalle metropoli al più piccolo circolo, dalla Sicilia, terra militarizzata e base di partenza dei raid, a Torino i giovani della Federazione della Sinistra si mobilitano pieni di rabbia contro l’ennesima guerra. Senza se e senza ma rivendichiamo le nostre posizioni con estrema coerenza. Quei giovani attivi contro la guerra, sollecitati e mobilitati nella gran parte dei casi dai Giovani Comunisti, sono un corpo unico, composto da migliaia di compagne e compagni.
Ovviamente non è una novità, ma è una rassicurante certezza. Una naturale coincidenza di intenti e una consapevole voglia di sentirsi parte della stessa famiglia. E rispetto a questo non si può rimanere a guardare.
L’errore drammatico sarebbe se, pur consapevoli di ciò, non si portasse a compimento il progetto di dar vita ad un soggetto aggregante generazionale di sinistra, dentro il quale i Giovani Comunisti e la Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani non hanno più alibi per rimanere divisi. Un progetto avviato da qualche anno e che continua a muoversi troppo a rilento.
Già in molti territori sono nati coordinamenti unitarie tra le due forze che di fatto operano quotidianamente insieme lavorando negli stessi luoghi e incontrandosi nelle stesse stanze. Un incontro di energie che ha ridato forza a molti territori in difficoltà. Una richiesta reale che viene dal basso. Ma che, ben inteso, non deve fermarsi alle due giovanili comuniste. Un folto arcipelago di associazioni, movimenti e singoli devono essere pienamente inseriti in tale percorso, arricchendo ancora di più il processo.
Come spesso accade, i gruppi dirigenti (una parte dei gruppi dirigenti) rischiano di rimanere troppo indietro rispetto allo stato reale delle organizzazioni. Come spesso accade, i territori stanno indicando la linea.
La costruzione della Federazione ci ha dimostrato che non dobbiamo avere paura di compiere le scelte unitarie che i compagni ci chiedono a viva voce. E’ necessario uno slancio decisionale che ci permetta, in tempi brevi, di focalizzare tutte le nostre energie sulla politica, eliminando i tentennamenti tattici che i compagni hanno già superato nei territori in nome delle battaglie, della storia e di un’idea di futuro comuni.
Superiamo le diffidenze. Con tutta la nostra forza e tutta la nostra passione.

FRANCESCO D’AGRESTA
coordinamento nazionale Giovani Comuniste/i

da Liberazione del 30 Marzo 2011

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