No alla trasformazione dell’Università con il modello Gelmini

di Matteo Quarantiello

Il 29 Gennaio la riforma Gelmini sull’università è diventata effettivamente legge. Negli ultimi mesi in tutta Italia gli studenti hanno invaso le piazze dimostrando la propria contrarietà al disegno di privatizzazione dell’università pubblica. Il Governo è stato sordo alle rivendicazioni del movimento studentesco e ha continuato prepotentemente nella sua direzione nonostante sia stato di fatto sfiduciato dal Paese.

Da un lato gli studenti, dall’altra i lavoratori, due emblematiche lotte di rivalsa sociale che stanno dimostrando la presenza viva di un’Italia che non vuole piegarsi alle logiche imposte dalla Gelmini e Marchionne.

Nei prossimi sei mesi numerosissimi atenei dovranno adeguare i propri statuti ai nuovi provvedimenti Gelmini previsti dalla legge 240 / 2010. La “costituzione” di ogni università italiana sarà così trasformata per uniformarsi al modello pensato da questo Governo. Una commissione di 15 addetti in ciascun ateneo dovrà redigere il proprio statuto, e di questa dovranno farne parte due studenti.

La ferrea opposizione ai disastrosi effetti che la Gelmini introdurrà non si deve fermare proprio ora. In moltissime realtà universitarie il tentativo di minimizzare l’evento e di farlo avvenire in silenzio, sono le armi usate per ridurre la modifica dello statuto a mero passaggio formale di applicazione dei nuovi provvedimenti. L’autonomia universitaria e l’ambiguità della legge su taluni passaggi lasciano invece spazi di intervento concreto, attraverso i quali la riforma Gelmini può essere depotenziata.

Risulta indispensabile l’attenzione viva degli studenti e di tutti quei settori che si sono dimostrati contrari alla contro riforma dell’università, occorre fare fronte comune per limitare i danni che questa riforma introdurrà nelle nostre università. A partire dalla tutela della democrazia interna, passando per la salvaguardia del ruolo del senato accademico, della rappresentanza delle diverse componenti del mondo accademico e del ruolo strategico che tantissimi corsi di studio offrono ancora alla nostra società e che verranno molto probabilmente “razionalizzati”.

Le modalità di composizione della commissione di 15 addetti inoltre lascia spazio a logiche tutte interne al blocco di potere attualmente presente nelle diverse università. La composizione della commissione dev’essere paritetica e rappresentativa delle diverse componenti, si deve aprire una costituente per ogni nuovo statuto che verrà promulgato e in questo processo non possono essere rese protagoniste alcune categorie a scapito di altre. Laddove è possibile dovranno essere indette elezioni ad hoc, affinché la legittimità della commissione sia massima. Per quanto riguarda gli studenti è indispensabile che vengano coinvolte e rese protagoniste quelle realtà che più delle altre si sono dimostrate sensibili al processo di riforma dell’università. Gli studenti che in questi mesi hanno occupato le facoltà e protestato nelle città hanno creato gruppo di studio che in modo analitico e preciso si sono spesi per studiare e approfondire la legge, il contributo di questi ultimi sarà decisivo per rendere il processo di riscrittura dello statuto un atto legittimo.

I Giovani Comunisti saranno affianco del movimento studentesco per supportarlo nelle sue rivendicazioni così come è stato in questi ultimi mesi e negli ultimi anni. Risulta indispensabile fornire una bussola comune al movimento nelle diverse università d’Italia. Sebbene il processo stia avvenendo in modo altamente differenziato da realtà a realtà, i capisaldi della riforma da contrastare sono i medesimi ovunque e su questi occorrerà intervenire tutti insieme.

MATTEO QUARANTIELLO

6 Febbraio 2011

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