Dopo Pomigliano, addio anche a Mirafiori

Un “grande momento” lo ha definito l’AD di fiat Sergio Marchionne.Molto meno ottimisti sono i lavoratori ed i sindacati del settore.Di certo c’è il fatto che l’accordo su Mirafiori è destinato a far discutere, andando a modificare radicalmente il sistema delle relazioni industriali in Italia.  Cosa comporterà questo nuovo modello contrattuale imposto dalla Fiat?

Orario di lavoro

Nella nuova società in joint-venture tra Fiat e Chrysler (che nascerà nel 2012) saranno possibili 4 tipi di orario a seconda delle esigenze produttive. Oltre all’attuale con due turni di 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana (5 per 2), è previsto uno schema con l’introduzione del turno di notte su cinque giorni lavorativi (5 per 3) e un altro schema con il turno di notte su sei giorni compreso il sabato (6 per 3). Al momento del passaggio da un sistema all’altro, “l’azienda avvierà un esame con i sindacati”. La procedura dovrà durare “al massimo 15 giorni”, dopodiché l’azienda applicherà l’orario da lei prescelto. Al momento del passaggio dal sistema “5 per 3” al sistema “6 per 3”, “le parti valuteranno anche l’eventuale sperimentazione, per un periodo non inferiore ai 12 mesi” di uno schema che prevede turni di 10 ore (due al giorno) per sei giorni alla settimana. I lavoratori che lavoreranno dieci ore per quattro giorni potranno riposare i successivi tre. L’azienda avrà mano libera sugli straordinari: potrà ordinare ai lavoratori fino a 120 ore all’anno (oggi sono 40) e contrattare con i sindacati altre 80 ore per ogni lavoratore.

I sindacati favorevoli sottolineano che “il ricorso massiccio ai turni di notte e agli straordinari produrrà un incremento in busta paga fino a 3.700 euro lordi all’anno”. I contrari osservano che “far lavorare per 10 ore consecutive una persona in linea e poi chiedere anche l’undicesima ora di straordinario mette a rischio la salute”.

Pause e mensa

Le tre pause di ciascun turno di lavoro saranno di 10 minuti ciascuna per un totale di 30 minuti. Oggi la loro durata complessiva è di 40 minuti. I dieci minuti lavorati in più verranno monetizzati: 45 euro lordi al mese. La pausa mensa (mezz’ora) non sarà a fine turno, ma la questione verrà nuovamente discussa quando nascerà la joint-venture con Chrysler. Nel caso di turni di 10 ore, le pause rimarranno invece di 40 minuti complessivi. Il nuovo sistema di pause entrerà in vigore dal 4 aprile 2011. Per i sindacati favorevoli “con i nuovi metodi di lavoro la fatica è minore e dunque il taglio di dieci minuti di pausa non è così grave”. Per i contrari “anche la riduzione delle pause può diventare un rischio per la salute, così come dimostrano le più recenti indagini mediche”.

Malattia e assenteismo

L’accordo collega assenteismo e malattia. Quando il tasso di assenteismo è giudicato eccessivo (il 6% a luglio 2011, il 4% a gennaio 2012, il 3,5% dal 2013) non si paga il primo giorno di malattia a chi si sia ammalato subito prima di un giorno di riposo o di ferie, negli ultimi 12 mesi. Sono escluse patologie gravi. “Un sistema per colpire i furbi”, dicono i sindacati favorevoli. “Se un lavoratore è ammalato lo stabilisce il medico, non il caposquadra”, ribattono i contrari.

Contratto e scioperi

“Il nuovo contratto non aderisce al sistema confindustriale” e dunque non prevede l’elezione dei delegati di fabbrica. Solo i sindacati firmatari possono nominare dei rappresentanti aziendali. I sindacati che sciopereranno contro l’accordo potranno essere puniti con l’annullamento dei permessi. L’azienda inoltre rinuncerà a trattenere le quote di iscrizione dalle buste paga (scaricando sul sindacato l’onere di raccogliere i soldi). I lavoratori che sciopereranno contro l’intesa potranno essere licenziati. Ognuno di loro avrà personalmente firmato il nuovo contratto al momento della nascita della joint- venture.

Molti sono i punti contestabili di questo accordo, cui solo la Fiom si è contrapposta:

realizzazione di 18 turni settimanali di lavoro sulle linee di montaggio; 120 ore di straordinario obbligatorio; possibilità di derogare dalla legge che garantisce pause e riposi in caso di lavoro a turno; riduzione delle pause dagli attuali 40 minuti a 30 minuti per ogni turno; possibilità di comandare lo straordinario nella mezz’ora di pausa mensa per i turnisti; sanzioni disciplinari nei confronti delle Organizzazioni sindacali che proclamano iniziative di sciopero e sanzioni nei confronti dei singoli lavoratori che vi aderiscono, fino al licenziamento; facoltà di non applicare le norme del Contratto nazionale che prevedono il pagamento della malattia a carico dell’impresa.

Le altre Organizzazioni sindacali, pur avendo inizialmente giudicato inaccettabili alcune richieste della Fiat e formalmente avanzato proposte di modifica, hanno alla fine aderito al testo iniziale dell’Azienda, accettandone le condizioni imposte.

La Fiom ha denunciato il ricatto a cui sono sottoposte le lavoratrici e i lavoratori di Pomigliano e Mirafiori, in Cassa integrazione da oltre 18 mesi, chiamati a scegliere fra il proprio posto di lavoro e il radicale peggioramento dei propri diritti.

Il no all’accordo è stato giustificato essenzialmente dal fatto che, le proposte del Lingotto, sanno molto di ricatto e, probabilmente sono al limite del costituzionale.

Le norme proposte dall’azienda aprono infatti profili di illegittimità in materia di malattia e diritto di sciopero. La clausola relativa al diritto di sciopero è illegittima perché pretende di trasformare in illecito, passibile di licenziamento, l’esercizio individuale di sciopero, sancito dalla Costituzione.

Sull’insieme di queste valutazioni, tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti, ed individuare le corrette forme per il giudizio da parte dei lavoratori.

E’ sin troppo chiaro infatti il tentativo di fare pesare sulle operaie e sugli operai una crisi di sistema che di certo non hanno provocato loro. Nel silenzio più totale, stiamo tornando ad un contratto anni ’50, segnando una netta regressione non solo industriale, ma politica e anche sociale.

Le operaie e gli operai non sono servi: sono LAVORATORI!

COLLETTIVO “CARLO GIULIANI”
FACOLTA’ DI GIURISPRUDENZA – PALERMO

2 Gennaio 2011