Un giovane compagno di Lecco non assunto perché iscritto alla FIOM!

Riportiamo di seguito la lettera scritta da un ex lavoratore della ditta “Badoni Costameccanica”, che abbiamo conosciuto durante la lotta coraggiosa nella quale, assieme ai suoi colleghi, aveva cerato di salvare quell’importante realtà produttiva.
La lettera è stata inviata a noi e a diverse realtà politiche e sociali che hanno a cuore il lavoro ed i lavoratori. Pubblichiamo volentieri la lettera, che suscita in noi lo sdegno più assoluto. Il ricatto a cui Davide è stato sottoposto è indice di un clima generale in cui la reazione del padronato, capitanato dalla Fiat di Marchionne, sta cercando di schiacciare la Fiom, unica erede della tradizione sindacale che ha reso grande il movimento operaio italiano, per cercare di ridurre i diritti dei lavoratori e quindi poterli sfruttare meglio e tenere alto il profitto del capitale.
Questa lettera è la prova del coraggio e della gigantesca dignità dei lavoratori italiani e della necessità di fare fronte comune con la Fiom: partecipiamo numerosi alla manifestazione di sabato 16 ottobre a Roma!

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L’argomento è ampio e complicato e temo che di segnalazioni come questa ne riceviate molte. Vi chiedo tuttavia la pazienza di voler leggere anche queste poche righe: esse riportano l’ennesimo esempio di quello che i lavoratori come me sono costretti ad affrontare quotidianamente.

Questo dunque, in sintesi, quello che mi è capitato pochi giorni fa.  Come sapete sono un ex dipendente Badoni-Costameccanica; da luglio mi trovo in regime di CIGS e sono alla ricerca di un nuovo posto di lavoro. Riesco ad ottenere un colloquio con il direttore amministrativo della “Caimi Export Spa” di Novedrate (CO), un’azienda produttrice di articoli di arredamento in metallo e di accessori per mobili.

A colloquio avvenuto vengo invitato a presentarmi il giorno successivo per sostenerne un secondo: il direttore ammette di essere rimasto favorevolmente impressionato.Mi presento quindi il giorno seguente ed incontro, oltre al direttore amministrativo, anche il direttore dell’ufficio tecnico e la dott.ssa Adele Caimi, proprietaria dell’azienda.

Il colloquio procede molto bene. La mia figura professionale corrisponde in tutto e per tutto a quanto stanno cercando: le mie conoscenze tecniche vanno ben oltre quelle richieste dal settore in cui opera questa azienda; conosco già i softwares per il disegno utilizzati in azienda; parlo correttamente l’inglese e sono disponibile a trasferte nel caso di fiere e saloni espositivi; conosco il funzionamento delle macchine normalmente utilizzate in una officina ed ho la capacità di interagire direttamente con la produzione per la risoluzione di problemi e la ricerca di nuove soluzioni costruttive e… via di questo passo…

Insomma: sono la persona che stanno cercando (parole loro).

Ci accordiamo perciò per il giorno seguente: mentre io “farò un giro” nell’ufficio tecnico, loro prepareranno la proposta economica da sottopormi. Stiamo quindi per alzarci dal tavolo quando, con un sorriso sprezzante sul viso, la proprietaria, dott.ssa Caimi, mi fa l’ultima domanda:

“Non è che lei per caso ha a che fare con qualche sindacato, vero?”

“Si, sono iscritto alla Fiom-Cgil. Perchè?”

“Ah, bene, sappia che io per principio non assumo nessuno che abbia la tessera di un qualsiasi sindacato…”

“Beh, io invece, proprio per principio, da quando ho cominciato a lavorare sono iscritto alla Fiom.”

“Allora può andarsene: nella mia azienda siamo più di cento e non ci sono mai stati né dipendenti tesserati né RSU. Nella mia azienda sono io che comando senza dover sottostare a nessuno. Nella mia azienda il sindacato sono io.”

Chi di voi mi conosce personalmente può immaginare la mia reazione di fronte ad una affermazione del genere ed all’evidenza del ricatto (…tu hai bisogno di lavorare e noi abbiamo bisogno di una figura come la tua ma, se vuoi questo posto, devi stracciare la tessera della Fiom…).

Seguono perciò dieci minuti di discussione (decisamente animata) sul ruolo del sindacato all’interno di una azienda e, più in generale, all’interno della società civile, fino a quando vengo nuovamente “invitato” ad uscire e ad andarmene.

La perdita di una seria opportunità di lavoro è stato il prezzo da pagare per rimanere coerente alle mie idee ed ai miei principi.

Quello che mi fa letteralmente imbestialire però, è la certezza che questa sia la realtà che abitualmente sono costretti ad affrontare i lavoratori in Italia. Tutti quei lavoratori che quotidianamente, e loro malgrado, devono sottostare a palesi ricatti ed ad ogni forma possibile di coercizione, all’arroganza, allo spregio delle regole, alla volgarità e all’ignoranza di questi personaggi che, a torto, si ostinano a volersi definire “imprenditori” e che in realtà continuano a comportarsi semplicemente da “padroni”.

Scoprirò in seguito che la dott.ssa Caimi, in qualità di amministratore delegato della “Equipe Spa” (altra società del gruppo Caimi), ha già avuto modo di far parlare di sé a causa di licenziamenti “mirati” e di comportamento antisindacale.

Grazie.

Davide

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