No B Day 2: prove generali per l’alternativa

di Daniele Nalbone Dieci mesi dopo, eccolo di nuovo qui. Dopo la grande manifestazione del 5 dicembre 2009 il Popolo Viola è tornato a riempire le vie della capitale. Poco importa se i numeri non sono quelli della prima edizione: in fondo, come nel cinema, un sequel non sarà mai come l’opera prima. Ma a guardare il fiume viola che ieri ha attraversato Roma, non si può certo dire che il No B-Day 2 sia stato un flop come invece si sono affrettati ad affermare i media mainstream. Perché vedere migliaia di giovani e giovanissimi cantare e ballare sulle note di bandiera rossa, saltare al ritmo di «chi non salta Berlusconi è!» e soprattutto sventolare come dazebao copie della Costituzione italiana, scusate, di certo non può essere considerato un flop. Che Berlusconi sia ormai al capolinea, e con lui il “berlusconismo”, è ormai assodato.

Ciò che invece stupisce è come, in un momento in cui gli sforzi delle maggiori realtà sociali e politiche del nostro paese sono incentrate sulla grande manifestazione del 16 ottobre che, ormai, non può più definirsi «della Fiom» ma «di tutta l’Italia che resiste», almeno 250 mila persone decidano di scendere in piazza contro il simbolo della malapolitica. Silvio Berlusconi è ormai solo un’icona. Non spaventa più. La prova ne sono le decine di maschere e striscioni che ironizzano sulla sua figura ormai ridotta a macchietta. Al centro degli slogan “che contano” e dei cartelli più applauditi, infatti, c’è la democrazia, la Costituzione, la cultura, l’antifascismo come valori fondanti di una nuova era politica destinata a venire.

Sono da poco passate le 15 quando, con un’ora di ritardo sulla tabella di marcia, il corteo si muove verso piazza San Giovanni dove è stato allestito il palco. Ad aprirlo, uno striscione che sembra più un manifesto programmatico di una nuova “alleanza democratica”. Sotto la scritta «Svegliati Italia!» su sfondo ovviamente viola, tre punti fondamentali: nuova legge elettorale; no al conflitto di interessi; subito al voto. Risalendo il lungo serpentone di gente colorata di viola (e di rosso), ognuno porta con sé un simbolo dell’Italia che non ci sta: chi un cartello che si chiede «Come facciamo a non incazzarci con questa politica da letamaio?». Chi risponde citando Indro Montanelli: «Il berlusconismo è la feccia che risale il pozzo». Altri, invece, puntano più sul propositivo che non sulla denuncia: «Chi semina cultura» avverte una signora di mezza età «raccoglie democrazia».

Fra gli spezzoni più applauditi, e più numerosi, c’è quello della Federazione della Sinistra: niente striscioni autocelebrativi in apertura ma un significativo «Siamo tutti Pomigliano». Quanto ai volantini, poi, quello della FdS “Contro Berlusconi e contro la Confindustria” verso il 16 ottobre è andato letteralmente a ruba. «E’ il segno» spiega Alfio Nicotra, responsabile politico Prc di Roma «che la gente vede ormai nel corteo promosso dalla Fiom il momento in cui dare la spallata decisiva al Governo». Significativo, poi, che a parlare di “collegato lavoro” e di attacco alla democrazia di tutti nell’opera di Sacconi siano i giovanissimi: «ormai è chiaro a tutti» spiega Simone Oggionni dei Giovani Comunisti «che la lotta per il lavoro e quella per la scuola pubblica sono la stessa, unica lotta da portare avanti insieme». Un’unità che ieri si è concretizzata nella manifestazione dove oltre al Popolo Viola, c’erano l’Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà, i Verdi, la Federazione della Sinistra e qualche individualità del Partito Democratico: «è un errore» ha commentato il senatore del Pd, Ignazio Marino «non essere tutti qui perché questa piazza la pensa esattamente come noi. Ma noi, oggi, non siamo qui». Sulla stessa linea di pensiero di Marino è anche Antonio Di Pietro dell’Idv: «in questa piazza c’è molto popolo democratico. Se qualche volta venissero anche i dirigenti democratici se ne accorgerebbero».

Accolto da molti applausi, Nichi Vendola (SeL) ha invece preferito glissare alle domande sul Pd e dedicare la propria attenzione sull’importanza «di questo pezzo di Italia che, anche fuori dalla vita dei partiti, sente di dover esprimere la crescente insofferenza nei confronti della destra che ci governa». Non solo partiti, però. Il Popolo delle Agende Rosse di Borsellino, dietro a Salvatore, fratello di Paolo, ha caratterizzato la parte centrale del corteo, quello “antimafia”. I precari della scuola sono stati tra i più “rumorosi” mentre tanti applausi sono stati dedicati al Comitato cassaintegrati Alitalia.

Come si sperava alla vigilia, la forza della manifestazione di ieri è stata proprio quella di essere riuscita a tenere insieme tutte quelle realtà di opposizione vera «che al berlusconismo» ha commentato Cesare Salvi, portavoce della Fds «oppone la difesa dei diritti, del lavoro, del welfare. Quello che ora serve è un’alternativa democratica e costituzionale».

DANIELE NALBONE
da Liberazione del 3 Ottobre 2010

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