Quando il socialismo è al potere tutto è possibile…

Chi potrebbe mai pensare che un partito che ottiene il 60% dei voti sia un partito sconfitto? Eppure, nel commentare lo straordinario successo chavista nelle elezioni legislative venezuelane, la verità dei principali quotidiani italiani è questa. Logico che per sostenere un affermazione così ridicola si debbano tirare fuori dati incontrovertibili: ed ecco allora tutti a scrivere che l’obiettivo dei 2/3 dei seggi non è stato confermato, e che un “agguerrita” opposizione si preparerebbe a “dar battaglia”. In effetti, se la percentuale dei seggi socialisti è diminuita, come mai allora il Comandante Chavez può parlare di: “vittoria contundente”?

Ciò che i commentatori ignorano -o fingono di ignorare- è che nel 2005 l’ opposizione non si presentò alle elezioni, preferendo sottostare alle strategie (per loro rovinose NdR) che arrivavano dritte dritte da Washington. Le elezioni, boicottate all’ ultimo istante, furono praticamente un plebiscito chavista, e il golpe militare caldeggiato dai neo-con statunitensi non riuscì mai a concretizzarsi. Questo è sicuramente il primo dei motivi che ci spingono a ritenere il voto di ieri un successo: nella scorsa tornata elettorale l’assenza di soggetti in competizione con il Governo inficiava i reali rapporti di forza nel paese. Ora, con il ritorno sulle scene elettorali dell’ opposizione, i rapporti di forza tornano alla luce. E l’elemento positivo risiede proprio nel fatto che tornino alla luce ancora favorevoli ad una società di tipo socialista.

Per non parlare poi dell’ aspetto più evidente e significativo della vittoria: perchè si è trattato sì di una vittoria di Chavez, ma soprattutto di una vittoria del PSUV. Cioè del nuovo partito che ieri ha ottenuto 98 seggi su 165, mentre nelle elezioni del 2005 non era stato nemmeno lontanamente concepito nella mente del suo lider. Proprio noi, in Italia, dovremmo renderci conto della difficoltà di gestione e coesione dei partiti che ambiscono a rappresentare una maggioranza della società. Dopo la lenta agonia del Pd, recentemente abbiamo visto disgregarsi anche il Pdl. In Venezuela invece si è verificato il contrario: Chavez e i suoi sostenitori la loro battaglia l’hanno vinta, trasformando un nugolo di movimenti in un partito saldo, coeso, organizzato. Puntando sulle nuove tecnologie, incentivando a scendere in trincea contro gli oligarchi anche sul Web, con i nuovi strumenti tecnologici, su Facebook, su Twitter. Certo, non tralasciando mai la presenza nei barrio, i quartieri popolari, nelle strade, nelle unità produttive: perchè i dirigenti popolari e i quadri del PSUV sanno per chi stanno lavorando. Sanno chi li ha sostenuti e ha salvato le loro vite ai tempi del golpe del 2002, chi ha pagato anche col sangue la continuità dell’ ordine democratico. Ed ecco allora ogni muro sbreccato fiorire di murales, di slogan, di citazioni rivoluzionarie, con grafiche magnifiche unite ad una notevole immediatezza comunicativa.

Ma passiamo adesso all’ analisi dell’ opposizione, come l’abbiamo chiamata fino ad ora, in ossequio alla terminologia della stampa italiana. Anche se sarebbe più giusto chiamarle opposizioni. Già, perchè in realtà, ad opporsi a Chavez, ci sono una masnada infinita di movimenti e partitini: dai reazionari alle pseudo “sinistre”, passando per i conservatori di AD e COPEI, protagonisti assoluti di un cinquantennio di politica venezuelana. Soggetti politici assai litigiosi e difficili da gestire anche stando a sentire i loro finanziatori statunitensi, spesso indignati per la loro incapacità di fare fronte comune al chavismo. Ed in effetti l’unico comune denominatore che sembra unirli pare questo: i fondi più o meno legali che affluiscono dal governo USA nelle loro casse sotto forma di “aiuti al processo democratico”. Se si pensa che nel PSUV vige un rigido centralismo democratico, compensato da meccanismi di massiccia partecipazione della base, è difficile credere che un fronte così eterogeneo e privo di coordinamento possa impensierire la Revolucion Bolivariana. A meno che questo coordinamento non venga realizzato ed eterodiretto dal governo degli Stati Uniti, che da undici anni a questa parte è l’unica vera opposizione attiva e credibile che si sia vista in Venezuela.

Perchè in Venezuela non è certo tutto rose e fiori. Se ai problemi interni, come l’emancipazione dell’ economia dal petrolio, o l’ inflazione galoppante ci pensa il Governo, per la difesa del Socialismo dagli attacchi esterni dobbiamo mobilitarci tutti. Perchè i segnali che giungono dal Sudamerica non sono sicuramente buoni: incursioni di gruppi paramilitari alle frontiere venezuelane, violazioni dello spazio aereo, militanti del PSUV misteriosamente assassinati. Tutto questo nel quadro generale di un colpo di stato impunito in Honduras, di sette nuove basi statunitensi nello stato vassallo di Colombia, trame per assassinare Evo Morales, e un nuovo vigore nelle diffamazioni a mezzo stampa dei lider rivoluzionari. A tutte queste manovre destabilizzatrici, a tutti coloro che tramano nell’ ombra, oggi è stata data una risposta forte e univoca.

E questa risposta è stata data alla luce del sole, con un sistema di votazione trasparente che ha saputo guadagnarsi l’apprezzamento persino del Washington Post. Una risposta che parla di ridimensionamento delle diseguaglianze sociali, di istruzione e sanità pubbliche per tutti, di un vero antimperialismo e di un autentica sovranità nazionale. Una risposta che vede sventolare ancora alta la bandiera del socialismo del siglo XXI. E in Italia cosa stiamo aspettando?

CARLO LINGERA
GC Torino

28 Settembre 2010

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