La politica nelle scuole contro l’ignoranza e il qualunquismo

di Simone Oggionni Accade che i Giovani Democratici di Brescia, cioè i giovani del Partito democratico, pubblichino un manifesto dal titolo sontuoso: «Il simbolo di un partito in una scuola pubblica? E’ ignobile». Sopra allo slogan e al loro simbolo (che presumiamo sia escluso dal novero dei simboli ignobili a cui è interdetta la frequentazione delle scuole pubbliche) tre facce e tre simboli. Mussolini e il fascio littorio, Hitler e la svastica, Stalin e la falce e il martello.

I problemi sono due, entrambi abbastanza gravi. Il primo è che i giovani del più grande partito di centro-sinistra del nostro Paese ritengono che i simboli dei partiti, e cioè la politica, debbano rimanere fuori dalle scuole. Pubbliche, specificano, dal che si indurrebbe che invece in quelle private – che il Pd ha sempre, programmaticamente, affermato di volere finanziare – i partiti possono continuare ad entrare. E’ una tesi raccapricciante, che fa il paio, senz’altro inconsapevolmente, con l’analoga campagna condotta in questi anni dal Blocco Studentesco (e cioè dagli studenti neo-fascisti) contro la diffusione delle “ideologie” nelle scuole.

Da questo punto di vista, i Giovani Democratici sappiano che continueremo la nostra lotta contro questa idea qualunquista che vorrebbe tenere fuori la politica dalle scuole e in un certo senso, anche al di là di noi, si rassegnino, perché ancora di più in queste settimane di ripresa delle attività didattiche nelle scuole e nelle Università esiste un movimento sterminato di compagne e di compagni che ha voglia di fare politica e ha tutto il diritto di farlo con le proprie parole d’ordine, i propri avversari (i processi di privatizzazione della scuola, di qualunque colore, i tagli alla scuola e la negazione del diritto allo studio) e i propri simboli. Ma il secondo problema che lo sfortunato manifesto solleva è, se possibile, ancora più imbarazzante.

Si chiama ignoranza. Equiparare, anche soltanto iconograficamente, il comunismo – qualunque comunismo – con i due fascismi è un errore macroscopico. Vuol dire non avere minima nozione delle basi ideali del fascismo e del nazionalsocialismo, che nascono programmaticamente in funzione antibolscevica e con interessi di classe antagonistici rispetto a quelli popolari delle forze comuniste e socialdemocratiche. Vuol dire non avere minima consapevolezza di ciò che – storicamente – ha significato la contrapposizione frontale e irriducibile tra i regimi fascisti e il movimento comunista internazionale (i diversi movimenti comunisti nazionali a cavallo tra le due guerre mondiali) e tra i regimi fascisti e l’Unione Sovietica.

Vuole dire non conoscere nemmeno negli episodi più clamorosi la storia del Novecento, e in particolare l’esito di un conflitto mondiale che non si è tradotto nella vittoria del nazifascismo e nell’instaurazione del Nuovo Ordine Europeo soltanto grazie ad una guerra vittoriosa combattuta dalle forze Alleate (tra tutte, per il contributo di sangue, l’Unione Sovietica) e a lotte di liberazione nazionale dentro le quali – il caso italiano è il caso più eclatante – i comunisti hanno giocato un ruolo di primissimo livello. E vuol dire, infine, nell’identificare il comunismo con la figura di Stalin, provare a fare i furbi, puntando a riaprire polemiche su cui si pensa di coglierci in fallo. Noi i conti con Stalin li abbiamo fatti seriamente, proprio perché abbiamo elaborato collettivamente un’idea della «rifondazione» comunista non retorica e non banalizzata.

Abbiamo riflettuto, e ancor di più ci impegniamo a fare, in un lavoro di formazione incessante che serve come l’aria in tempi così cupi, sulle pagine gloriose della storia dell’umanità e sugli errori e sulle tragedie che hanno segnato un’intera fase storica. Al contrario, altri hanno semplicemente “rimosso”, passando in pochi anni dal mito dell’Unione Sovietica ai peggiori revisionismi, in virtù di un’ansia di auto-legittimarsi agli occhi degli avversari di classe e di auto-sdoganarsi in funzione del governo che li ha portati a cambiare completamente bandiera. Dai Giovani Democratici ci saremmo aspettati altro. Un po’ di conformismo revisionista in meno, un po’ di intelligenza (politica e storica) in più.

SIMONE OGGIONNI
portavoce nazionale Giovani Comuniste/i

26 Settembre 2010

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