Mai alleati di chi vogliamo distruggere

Una risposta a Danilo Borrelli. Di Matteo Iannitti Caro Danilo, certamente non è semplice affrontare gli avvenimenti che accadono in questi giorni, come tu stesso affermi, in continua modificazione ed evoluzione. Hai il merito di aver messo nero su bianco un elemento nuovo di analisi, protagonista di tante discussioni ma ancora non così chiaramente esposto: la ricollocazione del padronato del nostro Paese e i conseguenti stravolgimenti del quadro politico.
Le insofferenze di Confindustria, le pesanti irritazioni delle gerarchie ecclesiastiche, l’imbarazzo dei partners internazionali per la vicinanza di Berlusconi a Putin e Gheddafi e l’inquietante autonomizzazione della FIAT di Marchionne dal resto del quadro politico, istituzionale, sindacale e categoriale. Sintomo quest’ultimo dell’assoluta inconsistenza dell’attuale classe politica. E poi la rottura dei finiani, le mosse di Rutelli, i lanci di Fioroni, la rabbia repressa di Pisanu, il nuovo protagonismo di Montezemolo.

Hai evidenziato anche un altro fattore, al centro anche della nostra vincente campagna elettorale del 2006: non basta abbattere Berlusconi, occorre rompere il Berlusconismo. Occorre una inversione di tendenza rispetto alla precarizzazione del lavoro, la politica estera belligerante, la riduzione dei salari, l’accanimento contro i migranti, la dissoluzione dei diritti, lo smantellamento dello stato sociale, la privatizzazione e la riduzione di risorse all’istruzione pubblica. Tratti determinanti delle politiche italiane degli ultimi 30 anni, incentivate da governi pre-berlusconiani e inter-berlusconiani. Centrosinistra incluso.

Giungi tuttavia a due conclusioni, a mio parere, assolutamente inconciliabili e profondamente contraddittorie, se non demenziali. Da un lato ragioni, nel lungo termine, di una sinistra di classe svincolata rispetto a coalizioni moderate. Concetto giusto ed ampiamente condivisibile ed auspicabile. Dall’altro però ti appiattisci su posizioni poco condivisibili del Partito che ci vorrebbero alleati di una coalizione di “salvaguardia istituzionale”. Insomma quella proposta lanciata da Bersani e rilanciata da Franceschini di una coalizione ampia utile solo a sconfiggere Berlusconi. Tale conclusione azzera l’audace e intelligente premessa del tuo ragionamento e ti pone in contraddizione rispetto alla seria valutazione sul “vero nemico da abbattere”. Da un lato attacchi il PD, l’IDV e SeL (anche se non mi risultano disponibilità di Vendola ad appoggiare coalizioni così ampie) perchè propongono un Governo Tecnico anche a guida Tremonti, giusto per cambiare la legge elettorale. Dall’altro proponi una larga coalizione, con noi dentro, magari a guida Montezemolo, Casini o Bersani, proprio per cambiare la legge elettorale. Proprio con l’obiettivo di abbandonare il menopeggismo dovremmo appoggiare Montezemolo, allearci con Casini e Lombardo e chissà Fini, piuttosto che seguire senza alcun coinvolgimento e responsabilità un Tremonti premier di transizione? Parliamo di fantapolitica è chiaro, e da un certo punto di vista è anche sbagliato fare processi alle intenzioni, senza nemmeno dati certi.

Tuttavia questa posizione dà la misura di quanto straccione sia diventato il nostro approccio alle elezioni. L’unico modo di sconfiggere il bipolarismo è costruire un’alternativa seria che prenda tanti voti e renda inadeguato l’attuale sistema elettorale. L’ha fatto Casini nel 2008 e in alcune regioni, lo stanno facendo coloro che sognano un grande centro.

Chiedono forse l’allargamento del podio gli atleti che arrivano quarti o quinti? Sarei entusiasta di condurre una battaglia per una legge elettorale proporzionale pura, senza alcun sbarramento. Ma noi proponiamo addirittura uno sbarramento al 5%, su modello tedesco, più alto dell’attuale, almeno alla camera.

Mi sembra infine superfluo informare, tutte e tutti, che la nostra conferenza nazionale ha approvato un odg contro qualsiasi accordo, anche solo elettorale, con l’UDC. La nostra organizzazione può fare errori certo, ma non può in alcun modo smentire ed annichilire il voto esplicito dei suoi iscritti. L’ipotesi di una santa alleanza con coloro che abbiamo l’ambizione di distruggere deve vedere la nostra ferma opposizione, altro che appoggio. A meno che l’unico obiettivo del nostro agire politico sia rimuovere dal suo incarico Berlusconi. Ma a questo punto militerei nell’Italia dei Valori o meglio mi iscriverei subito a Generazione Italia e mi abbonerei a FareFuturo.

La linea politica condotta fin qui da Rifondazione Comunista e dalla Federazione della Sinistra sicuramente non ci permette, con serietà e credibilità, di presentarci da soli alle prossime elezioni. Ma da questo a farci scavalcare a sinistra, con proposte certamente più credibili, da Vendola , Veltroni, De Magistris e Di Pietro che evidenziano l’impossibilità di creare una larghissima coalizione e che vogliono costruire un programma di alternativa alla destra e al grande centro, ce ne vuole.

Penso che la maturità della nostra struttura giovanile, anche in vista delle importanti discussioni che avremo al campeggio, si dimostrerà se riusciremo a svincolarci, con coraggio, da scelte sbagliate che sta facendo il nostro Partito e la Federazione della Sinistra.

MATTEO IANNITTI
Coordinamento nazionale Giovani Comuniste/i

24 Agosto 2010

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