Dalle strade di Toronto in rivolta

di Alessandra Renzi Come dicono gli anglofoni, la cacca ha urtato il ventilatore. Il miliardo e mezzo speso in misure di sicurezza sta avendo l’effetto desiderato: poliziotti in divisa da robocop, cannoni che assordano, poliziotti e agenti segreti in borghese, una recinzione da far invidia a Berlino con leggi speciali per chi si avvicina o la fotografa. Dire che Toronto e’ completamente militarizzata e’ un eufemismo. Come al solito, i media mainstream ci azzuppano e fanno senzazionalismo. Si parla dei cosiddetti ” professional protesters”  e “multi-issue extremists” come se le sole persone in strada fossero un gruppetto di terroristi. Logicamente non sprecano nemmeno una parola a parlare delle esigenze delle comunita’ in lotta che da mesi sono in dialogo per far sentire la loro voce e che da ieri vengono brutalmente attaccate dalla polizia.

Nessuno parla della disoccupazione, degli effetti della crisi, del razzizsmo e oppressione delle comunita’ indigene in Canada, di coloro che sostengono gli indios in Sud America e Africa dove le imprese minerarie violentano e smembrano le comunita’ (il Canada controlla il 60% dell’industria mineraria mondiale). Nessuno condanna le persecuzioni sistematiche di attivisti e gruppi opposti alla collaborazione economica canadese con Israele (Toronto la citta’ piu’ antisemita, si dice), o il ruolo delle truppe Canadesi ad Haiti dal 2004 e in Afghanistan dalla guerra, della sottrazione di fondi per il Gay Pride, dei tentativi di abolire l’aborto o dello scempio ambientale e alla salute di coloro che abitano e lavorano nelle miniere petrolifere in Alberta. Non si e’ vista quasi nessuna immagine delle vecchine in abiti tradizionali che fanno parte della gigantesca comunita’ tibetana e che sfilavano ieri con altre 20.000 persone (ma forse erano molte di piu’), delle famiglie di rifugiati politici che rivendicano il diritto di cittadinanza, o della Tent City installata in un parco in solidarieta’ con i senza dimora fissa.

Per contrastare l’oltraggio di migliaia di cittadini di Toronto per il costo del vertice (con quei soldi si poteva ampliare la metropolitana, per esempio, ma invece hanno tolto i fondi al progetto) e giustificare la scelta del governo di Steven Harper, si parla solo di teppismo e vandalismo.

La caccia ai Block e’ stata anche la scusa con cui migliaia di poliziotti con scudi, manganelli, lacrimogeni e pallottole di gomma hanno attaccato e massacrato le famiglie che si erano recate nel “pollaio per le proteste” che era stato scelto come unico luogo dove protestare legalmente.

Dopo una serie di piccole manifestazioni relativamente pacifiche nei giorni scorsi (con una presenza media di 5 poliziotti per partecipanti), da ieri, qui regna il caos assoluto. I poliziotti stanno praticamente arrestando e picchiando tutti coloro che si avvicinano a una protesta o un’azione (anche se vai in tribunale a cercare quelli arrestati). Tre ore fa, il conto era di 550 arresti. Entrano nelle case senza mandati e trascinano via gli attivisti, hanno preso TUTTI gli organizzatori, anche quelli che si avviavano a fare una conferenza stampa sugli arresti. Stanno perquisendo i tram, hanno appena circondato il centro di convergenza degli attivisti e hanno pronti i lacrimogeni. Hanno anche preso degli avvocati. Ci aspettiamo un raid al media centre prima di stasera. Le notizie che arrivano sono confuse, e’ difficile capire se le azioni annunciate sono trappole o vere proteste. Comunque ci sono migliaia di persone in strada che fanno proteste ovunque, il bike block (quelli delle bici) si stanno dirigendo verso il centro di convergenza in assedio.

Ci criticano giustamente perche’ da ieri parliamo molto della violenza e non delle ragioni delle proteste ma qui ci stanno beccando uno a uno, e’ difficile parlare di altro. Volevo scrivere un articolo sui nuovi discorsi sulla prevenzione delle proteste e sulle nuove logiche securitarie, ma in questo momento, i pochi di noi che non sono gia’ stati arrestati stanno cercando di dar senso a questo caos e dovro’ farlo nei prossimi giorni, se non mi deportano prima.

Per ora mi limito a dire che se dal terzo Global Forum e da Genova in poi, questo trattamento per gli attivisti non e’ un’eccezione, io vedo comunque una differenza tra il passato e oggi. Ai G8 di L’Aquila avevano una sezione speciale per parlare di nuove tecniche di controllo delle folle che possono ribellarsi. Il G20 di Toronto raggiunge un nuovo livello di normalizzazione delle tecniche di prevenzione e controllo. Immaginate questa citta’ come una grande vetrina per sfoggiare il potere del governo e le nuove tecniche di sicurezza. I signori dei G20, rilassati dopo il soggiorno sul lago finto creato per sfoggiare la natura canadese, sono pronti a fare shopping. Steven Harper e i suoi amici industriali che hanno collaborato al piano di sicurezza hanno i saldi pronti. Due al prezzo di uno, venghino, venghino.

Ma, in qualita’ di cavie per i nuovi esperimenti, dalle prigioni e altre zone in assedio, citando uno dei cartelli piu’ visti alle manifestazioni e uno dei canti piu’ sentiti, continuiamo a dire:

Who’s streets? Our streets!!! e

Fuck fake lakes, save the real lakes!

ALESSANDRA RENZI

alternative media centre Toronto G20

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