Accelerare sulla FdS, per una offensiva unitaria a sinistra

Pubblichiamo l’intervento di Simone Oggionni all’ultima riunione della Direzione nazionale del PRC
In una Direzione impegnativa e importante come questa sono convinto che sia necessario da parte di tutti calibrare con molta cautela le parole e i giudizi che diamo del voto e le parole che utilizziamo per indicare la prospettiva, perché dobbiamo innanzitutto essere consapevoli dell’importanza che le nostre riflessioni hanno sul corpo del partito e sul suo umore e che un segnale sbagliato in un contesto così delicato potrebbe essere esiziale per tutti noi.
Per questo motivo mi limito a dire soltanto le cose che mi paiono più evidenti e più difficilmente contestabili.
Non mi addentro sugli elementi di contesto: l’astensionismo, l’avanzata delle destre, lo straordinario risultato della Lega Nord. Mi limito a registrare che questo quadro allontana l’ipotesi di una crisi di governo e la prospettiva di un cambio di legislatura e che siamo in presenza ormai di un senso comune nel quale il fascismo vero e proprio ha sfondato, perché l’omofobia, la misoginia e il razzismo sono elementi non accidentali o episodici ma strutturalmente propri di questa destra che ha dilagato nella pancia profonda del Paese.
Prima considerazione: siamo di fronte ad un risultato incontestabilmente negativo. Non possiamo sempre dare la colpa a fattori esterni (l’oscuramento mediatico, il voto utile, la sovraesposizione di Sinistra Ecologia Libertà, la fortuna di Vendola) e non possiamo nemmeno – se vogliamo essere onesti – consolarci con il fatto che gli ultimi sondaggi ci davano ancora più sotto. Il 2,74% equivale allo 0,7% in meno delle elezioni europee, cioè un quinto dei voti in meno, senza contare che alle scorse regionali cinque anni fa il risultato era quasi tre volte tanto!
Seconda considerazione: sono particolarmente negativi i risultati della Lombardia e, soprattutto, della Campania. Sono positivi, con sfumature diverse, i risultati di Liguria, Toscana, Lazio, Calabria (faccio notare che prendiamo più del 4% in una regione in cui tutto il centrosinistra è di poco sopra il 30% ed eleggiamo gli unici due consiglieri regionali del Sud) e Marche. Cioè andiamo bene dove siamo in coalizione o con il centrosinistra oppure, nel caso delle Marche, con Sinistra Ecologia Libertà.
Questo dato che cosa ci dice? Che, forse, aveva qualche ragione chi tra noi consigliava maggiore cautela nel sostenere che se fossimo andati ovunque da soli avremmo preso più voti! La dico così: non oso immaginare che cosa sarebbe successo se non avessimo fatto accordi in Liguria, in Toscana, nel Lazio, in Calabria o se nelle Marche fossimo andati da soli!
Attenzione però a ridurre tutto soltanto ad una questione di alleanze. Conta moltissimo il radicamento sociale, il lavoro sociale, lo spessore e il profilo dei candidati. Lo dimostrano numerosi risultati eccezionali, come l’11% di Terni, dove il partito è davvero radicato, a partire dai giovani comunisti, oppure il 25% di Gubbio, amministrato da anni da Orfeo Goracci, sindaco comunista che non a caso prende quasi 3000 voti di preferenza nel suo Comune, oppure l’ottimo risultato complessivo delle Marche, dove andiamo in contrapposizione al centro-sinistra ma con un candidato stimato, conosciuto e apprezzato anche per le sue doti di amministratore locale.
La terza considerazione riguarda Sinistra Ecologia Libertà. Con una premessa: Vendola è quanto di più lontano vi sia da me, da noi, in termini di cultura e di identità politica. Al contrario di altri che qui faticano persino a nominarlo ma che hanno condiviso per anni con lui la gestione del partito e tutte le scelte di natura ideologica imposte dalla maggioranza (diciamo da Venezia in poi, per capirci. Tuttavia, qui noi facciamo politica, o almeno dovremmo farla. Sento ripetere come un mantra che SEL è soltanto Vendola e che va forte solo in Puglia, come se qualcuno di noi avesse un’altra idea. È proprio questo il punto: SEL ha una leadership forte e riconosciuta e ha una capacità di governo che è apprezzata a livello popolare! Non possiamo fare finta che non sia così. E aggiungo una cosa. Giustamente si dice che Vendola è attratto dal Partito democratico, che si presenta come una sua variante esterna. Proprio per questo dobbiamo intensificare l’offensiva unitaria, perché dipende anche da noi che SEL non si faccia inghiottire dal Pd e diventi disponibile ad un percorso con noi di alternativa.
Bisogna – e concludo – smettere un po’ di presunzione. Verso Sinistra Ecologia Libertà e anche verso i nostri compagni all’interno della Federazione.
Senza la Federazione unita non si va da nessuna parte. Per questo dobbiamo accelerarne i tempi di costituzione e il congresso va fatto quanto prima, anche prima di ottobre.
E per questo bisogna avere le idee chiare su cosa sia: e cioè un soggetto comunista e anticapitalista più forte e più grande del nostro partito.
Imma Barbarossa dice che bisogna “cambiare asse della Federazione”. Mi permetto di dire che siamo ampiamente fuori tempo massimo e che, soprattutto, dovrebbe dire concretamente chi intende coinvolgere e, soprattutto, per andare dove. Non c’è più tempo da perdere.

SIMONE OGGIONNI

1° Aprile 2010

3 commenti

  1. andrea valsusa

    compagnio simone sono un ragazzo della valle di susa..sono daccordo quasi completamente sulla tua riflessione..ma manca una cosa..il caso del piemonte e nello specifico della valle di susa..l’alleanza con il partito democratico rappresentato dalla bresso si tav è stata devastante..in piemonte la federazione ha ottenuto un misero risultato del 2,6%…in valle di susa, tradizionalmente rossa, ha ottenuto solamente il 3,5 % perdendo ciraca 6 punti percentuali..i voti sono andati al movimento 5 stelle in quanto è l’unica forza no tav a non essersi candidata con la bresso..quindi secondo me la federazione della sinistra ha l’obbligo di fare una forte autocritica per la scelta dell’accordo elettorale e della mancanza di coraggio..e da questa autocritica bisogna ripartire per costruire una federazione che raggruppi più movimenti e partiti comunisti possibili e che realizzi un programma realizzabile, concreto, incentrato sui bisogni reali della popolazione..un programma alternativo al partito democratico..per favore compagni non ricadiamo negli errori già commessi in passato che hanno drasticamente segnato la caduta dei comunisti..con il PD solamente accordi elettorali per battere la destra e non accordi programmatici…
    detto questo è fondamentale il ritorno in mezzo alla gente comune, in mezzo ai movimenti, davanti alle fabbriche, nelle campagne e all’interno delle scuole e dell’università…compagni e giovani comunisti della federazione è ora di costruire un polo di sinistra comunista, ecologista e ambientalista alternativo alle politiche borghesi del partito democratico

  2. Simone Oggionni

    caro Andrea,
    è purtroppo innegabile che l’accordo con la Bresso ci abbia alienato i consensi e i voti del movimento no tav che aveva riposto in noi grandi aspettattive.
    Il problema è sempre quello: più siamo deboli e più siamo incapaci di un profilo autonomo e soprattutto più siamo incacapi di imporre le nostre discriminanti programmatiche nelle alleanze che di volta in volta siamo chiamati a fare (e, a volte, costretti a fare, come tu dici, per battere le destre e la Lega: già si è visto l’esordio del nuovo presidente del Piemonte…).
    La soluzione, per quanto la strada sia lunga e tortuosa, è il ritorno in mezzo alla gente, come tu dici, e la ricollocazione della nostra iniziativa in un polo d’alternativa. Da soli, purtroppo, non andiamo da nessuna parte. un abbraccio e grazie per l’attenzione, Simone

  3. Personalmente sostengo Imma Barbarossa, la quale dice molto concretamente che l’attuale asse con i Comunisti Italiani è risultato un fallimento. Nelle Marche, grazie ad un giochetto elettorale, i comunisti italiani sono riusciti a eleggere grazie ai voti di rifondazione; pergiunta il consigliere eletto dei C.I. ha rifiutato a priori una collaborazione con sel nonostante fosse il nostro unico alleato all’interno della sola coalizione di sinistra (senza il PD) presente nel panorama italiano elettorale delle ultime regionali.
    Infine smettiamola di non dire la verità e di parlare in politichese: come si fa ad essere autonomi all’interno di una coalizione?! Dobbiamo essere più scaltri e trasparenti, se siamo in coalizione sappiamo benissimo che l’autonomia è un’utopia; abbiamo il coraggio delle nostre azioni e diciamo chiaramente alla gente se vogliamo essere sinistra di governo o di opposizione. Io voglio essere sinistra di governo, il trotzskismo non mi piace.

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