Nel nome di Dax per un nuovo antifascismo

Dax vive. Questa è la frase che ricorre spesso quando si parla di Davide. Io non sono d’accordo: Dax è morto. Dax è morto quella sera, il 16 marzo 2003, ucciso da tre fascisti che lo aspettavano fuori dal locale. Una rissa tra balordi finita in tragedia scrisse la maggior parte della stampa. Forse nella nostra moderna Italia affermare che si sia trattato di un agguato fascista ormai non è più accettabile, bisogna legittimare l’estrema destra, bisogna rivalutare il fascismo: mica si può scrivere che ci sono ancora ragazzi 26enni che muoiono ammazzati perchè sono sporchi comunisti o zecche dei centri sociali. Dax quella sera è morto prima di tutto nella menzogna, nella falsità di un potere mediatico che insabbia e minimizza, e che non porge nemmeno due righe di scuse quando diventa evidente l’inganno.

Dax quella sera è morto, due volte. La seconda volta è morto quella sera stessa, all’ospedale, quando la Polizia e i Carabinieri, garanti dello stato di diritto, hanno caricato e manganellato i suoi compagni e le sue compagne che volevano solamente entrare per vedere il suo corpo, per vedere gli altri due compagni feriti. Quella notte con Dax è morta la Costituzione, è morta la Democrazia. Per chi la pensa diversamente a Milano non è nemmeno concesso di poter visitare i propri compagni vittime di un attentato, mortale.

Dax è morto, tre volte. E’ morto nelle aule dei tribunali, dove non si può fare giustizia se gli imputati sono apparati dello Stato. Agenti dei Carabinieri ritenuti colpevoli in primo grado vengono assolti, per gli antifascisti invece due condanne di 1 anno e 8 mesi di carcere e più di 100.000 euro di risarcimento, nonostante le testimonianze del personale medico e dei presenti. Ecco di nuovo il famoso Muro di Gomma, che non permette di fare giustizia quando si tratta di processare lo Stato, perchè è al di sopra della legge. L’abbiamo visto tante volte, dagli anni 70 a Genova: uno muro che respinge ogni accusa, ogni tentativo di processo, ogni possibilità di giustizia. Come è successo per altri due ragazzi, morti il 18 marzo 1978 (25 anni prima), probabilmente assassinati dallo Stato grazie alla manodopera fascista, per dare un segnale alle BR durante il sequestro Moro, per convincerli a non far trapelare i risultati dell’interrogatorio all’esponente della DC. Quei due ragazzi avevano 18 anni, si chiamavano Fausto e Iaio. A volte la storia assomiglia a una tragedia greca, chissà se Dax quel giorno pensava a loro, alla ricorrenza della loro morte a cui mancavano 2 giorni. Anche loro sono morti un’altra volta come lui, morti spiaccicati contro quel Muro di Gomma, contro quel muro che condanna solo le vittime a non avere giustizia.

Dax muore ancora: ad ogni attentato fascista muore. E’ morto un anno fa a Verona con Nicola, è morto davanti alle cariche della Polizia alla INNSE, è morto con Stefano Cucchi, è morto ieri e oggi con i pestaggi fascisti all’università di Tor Vergata, nel silenzio del rettore. Dax è già morto troppe volte, come Fausto e Iaio, come Giorgiana Masi e tanti con loro. Non possiamo più permettere che questo avvenga. Dobbiamo reagire, bisogna sviluppare la lotta politica, bisogna riprendere l’antifascismo militante. Bisogna tornare nelle città, nei quartieri, nell’università e nei posti di lavoro. Dobbiamo tutti insieme costruire un fronte ampio che argini i continui attacchi di stampo fascista, sia della destra extraparlamentare che del Governo. Riuniamoci tutti (partiti, associazioni, realtà di movimento) il 7 maggio a Roma per evitare che Casa Pound e le sue camicie nere stuprino la memoria della Roma antifascista, stuprino la capitale di una Repubblica fondata sui valori e col sangue della Resistenza.

Prepariamo la controffensiva, combattiamo insieme i rigurgiti neo-fascisti che oggi si fanno sempre più forti. Dax non è morto, nella nostra Resitenza Dax vive.

VALERIO TODESCHINI

17 Marzo 2010