SALARIO E PRECARIETA’, TORNARE A FARE POLTICA

di Simone Oggionni, comitato di gestione Giovani Comuniste/i



Non servono molte parole per descrivere il Paese, la crisi drammatica nella quale è sprofondato. Basta guardare il computo di oltre 13mila imprese in meno in un anno (la differenza tra quelle fallite e le nuove attività, secondo i dati delle Camere di Commercio) oppure i 550mila posti di lavoro perduti nello stesso periodo di tempo (Banca d’Italia). Basta fare due conti in tasca alle famiglie operaie, parlare con un’intera generazione in attesa, senza prospettive, senza futuro. Lo abbiamo detto in tutti i modi possibili: è la crisi del capitalismo, che sprigiona senza rete i suoi effetti distruttivi. Ed è la crisi di una classe dirigente che da trent’anni, anche nel nostro Paese, è impegnata a dissolvere diritti e conquiste di un mondo del lavoro sempre più abbandonato a se stesso. Anche da questa realtà materiale emerge l’urgenza, in primo luogo per noi giovani, di tornare a fare politica. Provando a metterci del nostro, lavorando per un progetto che abbia al suo centro la critica netta e non mediabile al sistema capitalista e alla sua logica e, insieme, un conflitto sociale che restituisca alla società un suo protagonista dimenticato: il mondo vasto e vario del lavoro dipendente e subordinato, precario e sfruttato, in tutte le sue forme. E se la politica è lo strumento dell’organizzazione dei conflitti e della costruzione, a partire da essi, di una trama organica e complessiva, allora noi Giovani comuniste/i non possiamo stare a guardare. Dobbiamo prendere il toro per le corna, e affrontare la questione salariale.

Una questione gigantesca, che riguarda il Paese in generale (14 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1200 euro al mese; i salari italiani sono del 17% inferiori alla media europea) e i giovani in particolare (il salario medio d’ingresso nel mondo del lavoro è tornato ai livelli del 1982; mediamente le retribuzioni per i giovani sono del 35% inferiori, a parità di mansione, di quelle dei colleghi più anziani). Noi avanziamo tre proposte chiare e semplici, sulle quali vogliamo impegnare la nostra organizzazione e che rivolgiamo a quei soggetti politici e sociali con cui abbiamo costruito in questi mesi relazioni profonde. La prima: riprendiamo in mano la parola d’ordine dell’abrogazione della legge 30, lo strumento attraverso cui si è istituzionalizzata la giungla contrattuale della precarietà e si è calmierato al ribasso il mercato salariale. La seconda: proponiamo con forza l’idea di un salario minimo orario intercategoriale al di sopra della cui soglia inizia ad agire la contrattazione sindacale. È ciò che ha proposto in Germania Die Linke (il «salario minimo generalizzato») e che nel nostro Paese il Pdci ha suggerito con la proposta di una retribuzione minima oraria di 8 euro per qualunque tipo di contratto. Infine, riproponiamo ciò che in altri Paesi è già legge: l’introduzione di un salario sociale mensile di 1000 euro per i disoccupati di lunga durata (oltre i 12 mesi) e per i giovani in attesa della prima occupazione. Ed è bene ricordare che l’esperienza del «reddito di inserimento» francese sta dimostrando tutti i suoi effetti benefici, sia in termini di redistribuzione della ricchezza sia in termini di generale innalzamento dei livelli salariali. Ecco il contributo delle/i Giovani Comuniste/i alle lotte di queste settimane. Pensiamo possa essere utile anche a quel processo unitario che, con la Federazione della sinistra d’alternativa, vorremmo che sempre più poggiasse sulla condivisione di obiettivi e di campagne e sempre meno sulle formule e sui contenitori. È, nel piccolo, quello che proviamo a fare anche noi, chiedendo alle compagne e ai compagni della nostra organizzazione di mettere da parte tutto ciò che ostacola un percorso unitario di gestione e di elaborazione della linea politica. Concentriamoci sulle cose da fare, sulle priorità e sulla comune voglia di cambiare, attraverso il nostro impegno e la nostra passione, il volto della nostra generazione in crisi. Prima della fine dell’anno prenderà avvio la IV conferenza nazionale delle/i Giovani Comuniste/i: affrontiamola con intelligenza e spirito costruttivo, perché abbiamo tra le mani un bene prezioso quanto fragile. Per irrobustirlo, e spenderlo nella lotta, bisogna salvaguardarlo in primo luogo da chi ne vorrebbe minare l’unità, senza capire che, a venire sconfitta, sarebbe soltanto l’efficacia esterna delle nostre proposte.

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